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ECONOMIA & MEDIA


Arthèra lancia il nuovo format "Le radici del Sacro"

Tra sperimentazione cinematografica, valorizzazione del patrimonio storico e narrazione intima: la casa di produzione lancia una sfida culturale ad alto budget. Regia affidata a Rossano Surpi.

di Redazione Economia & Cultura11 Luglio 2026


ROMA – L’industria dei contenuti audiovisivi sta vivendo una profonda metamorfosi, dove la domanda di prodotti culturali di alta qualità ("high-brow content") registra una crescita costante. In questo scenario si inserisce la nuova scommessa di Arthèra, casa di produzione cinematografica e televisiva nota per la sua capacità di fondere divulgazione e impatto visivo. È stato infatti annunciato il lancio di "Le radici del Sacro", un innovativo format televisivo che promette di esplorare il Cristianesimo e la fede cattolica attraverso una lente inedita: un unione sinergica tra rigore scientifico-archeologico e l'intimità del fattore umano.

L’operazione commerciale dietro al programma non è solo culturale, ma si configura come un vero e proprio volano di valorizzazione per il patrimonio materiale e immateriale del Paese. Esplorando santuari, archivi millenari e siti archeologici spesso fuori dai grandi circuiti di massa, il format si candida a diventare uno strumento di forte attrazione per il turismo culturale e religioso, un comparto economico che in Italia genera ogni anno un indotto importante.

La cifra stilistica dell'intero progetto è affidata alla regia visionaria di Rossano Surpi, già Presidente e Autore all'interno di Arthèra, il cui stile promette di trasformare la divulgazione in una vera ed emozionante esperienza cinematografica per lo spettatore.


L’Intervista: Quattro chiacchiere con il regista Rossano Surpi

Abbiamo incontrato il regista Rossano Surpi per farci raccontare dietro le quinte l'identità visiva e la filosofia di questo nuovo e ambizioso progetto televisivo.

Signor Surpi, "Le radici del Sacro" si preannuncia come un viaggio immenso. Qual è stata la genesi visiva e concettuale di questo format?«Il progetto nasce da un'esigenza ben precisa: restituire al racconto della fede cattolica e della sua storia millenaria quella componente di mistero, misticismo e bellezza estetica che spesso viene appiattita dalla televisione generalista. Con Arthèra volevamo creare un prodotto che non fosse solo un documentario storico e nemmeno un programma confessionale. Volevamo un viaggio sensoriale. Parliamo di dogmi, miracoli, liturgia e archeologia, ma lo facciamo usando la luce, il silenzio e la maestosità delle immagini per toccare le corde emotive dello spettatore.»

Il testo di presentazione del programma parla di un "filo invisibile che unisce la terra al cielo", ma anche di un forte focus sulle persone. Come convivono la grandezza della storia e l'intimità dei singoli fedeli?«Convivono perché la storia millenaria della Chiesa è fatta di pietre e di pergamene, ma soprattutto di carne. La telecamera si sposta continuamente dal macro al micro: passiamo dalla spettacolarità di un grande santuario ripreso dall'alto o dal dettaglio millenario di uno scavo archeologico, al primo piano degli occhi di un pellegrino. Esploriamo la devozione in tutte le sue sfumature. C'è chi ha una fede incrollabile e chi vive nel dubbio. Raccontare questa umanità è la vera sfida della mia regia: rendere visibile l'invisibile attraverso i volti delle persone.»

Dal punto di vista della produzione e dell'economia della cultura, che impatto culturale vi aspettate da un format di questa portata?«L'investimento culturale di Arthèra è di tutto rispetto. Crediamo che la cultura e la spiritualità abbiano un mercato enorme e affamato di storie profonde. Mostreremo tesori inestimabili, spesso sconosciuti. Questo significa fare anche promozione del territorio e valorizzazione delle tradizioni religiose. "Le radici del Sacro" vuole dimostrare che la grande storia e la cultura religiosa non sono concetti polverosi da museo, ma una materia viva, pulsante e incredibilmente cinematografica, capace di attrarre un pubblico trasversale e internazionale.»


La redazione di

Economia & Cultura

 
 
 

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